Una gravidanza non prevista e non voluta: può succedere, ecco cosa devi fareL'anticoncezionale non ha funzionato, il preservativo si è rotto... oppure nessuno ti ha mai dato informazioni corrette ed esaurienti su come funziona il tuo corpo e su come è possibile evitare di rimanere incinte.
In ogni caso solo tu hai il diritto di decidere se hai le risorse affettive, psicologiche ed economiche per diventare madre oppure no.
Se non sai cosa fare puoi trovare aiuto e supporto nei consultori pubblici, negli spazi autogestiti dalle donne, nei consultori privati laici.Quanto tempo hai per decidere
L'interruzione volontaria di gravidanza è consentita dalla legge 194 entro i primi novanta giorni, periodo che viene calcolato a far data dalle ultime mestruazioni. Sapere questo è molto importante: di solito, quando ci si accorge di essere incinte sono già passate almeno 5 o 6 settimane dall'ultimo ciclo, bisogna inoltre tenere conto che la legge 194 impone 7 giorni di “riflessione” dalla data del certificato medico a quando ci si potrà presentare in ospedale per l'intervento, quindi in realtà ci sono solo 5-6 settimane di tempo utile per decidere cosa fare.
Oltre la 12 settimana si può ricorrere all'aborto terapeutico solo se la gravidanza o il parto comportano un grave pericolo per la vita della donna o quando sono accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.A chi rivolgersi
Per ottenere il certificato per l'interruzione di gravidanza puoi rivolgerti gratuitamente presso i consultori familiari pubblici, presso un ospedale, oppure presso un medico di tua scelta. Porta con te un documento, la tessera sanitaria e, nel caso il medico a cui ti rivolgi non sia un ginecologo, il test di gravidanza eseguito presso una farmacia o un laboratorio analisi.
E' sempre bene verificare che il medico con cui si ha il colloquio non sia obiettore di coscienza altrimenti si rischia di perdere altro tempo prezioso.
Se vuoi puoi recarti al colloquio col tuo partner, ma non sei tenuta a farlo e nessuno può importi che lui sia presente.
Il medico è tenuto a verificare con te i motivi che ti portano ad interrompere la gravidanza nel rispetto della tua dignità, libertà e riservatezza, e a fornirti indicazioni sugli aiuti e i supporti di carattere sociale ed economico a cui hai diritto nel caso tu decida di non abortire.Se sei minorenne
La legge ti consente di interrompere una gravidanza indesiderata anche se sei minorenne, previo il consenso di entrambi i tuoi genitori. Se per vari motivi non è opportuno coinvolgerli, o sono contrari, il medico, entro sette giorni dalla tua richiesta, inoltrerà al giudice tutelare competente una relazione, corredata del proprio parere. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, fisserà un colloquio con te e tenuto conto della tua volontà, delle tue ragioni e della relazione del medico, può autorizzarti, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.Se sei straniera
La legge prevede che tu possa interrompere la gravidanza anche se non hai il permesso di soggiorno, nessuno potrà segnalarti alla polizia o trattenerti.
Ricordati che puoi accedere ai consultori pubblici e agli ospedali per ottenere il certificato e richiedere l'intervento anche se non hai la tessera sanitaria.L'iter burocratico
Il medico rilascia un certificato, che deve essere firmato anche dalla donna, con l'invito a “soprassedere” per sette giorni, trascorso questo tempo ci si può rivolgere presso un ospedale pubblico o convenzionato per richiedere l'interruzione di gravidanza, in caso di urgenza il medico può rilasciare un certificato che permette di rivolgersi direttamente all'ospedale senza che siano trascorsi i 7 giorni. E' molto importante che il certificato venga compilato correttamente per evitare che venga rifiutato dall'ospedale.
In ospedale verranno fissati gli esami di routine e la data per l'intervento che solitamente viene eseguito in regime di day hospital e in genere con anestesia locale.
I nominativi delle donne che ricorrono all'interruzione di gravidanza non possono essere divulgati o resi pubblici, anche le relazioni che i medici e gli ospedali, per legge, devono far pervenire all'autorità sanitaria provinciale, non devono fare menzione dell'identità della donna.